Intervista esclusiva a Giorgia Farina, regista di “Ho ucciso Napoleone”

È un onore ospitare sul nostro blog Giorgia Farina. La regista di Amiche da morire torna nelle sale cinematografiche con Ho ucciso Napoleone.

Il film racconta la storia di Anita, single e brillante manager in carriera, la cui vita nel giro di un giorno viene stravolta dagli eventi. Licenziata in tronco e incinta del suo capo, Anita medita un piano di vendetta raffinata e senza scrupoli.

Ho ucciso Napoleone è stato scritto a quattro mani da Giorgia Farina e Federica Pontremoli e può vantare un grande cast composto da Micaela Ramazzotti, Libero De Rienzo, Adriano Giannini, Elena Sofia Ricci, Iaia Forte, Thony, Monica Nappo, Bebo Storti, Pamela Villoresi, Tommaso Ragno, Erika Blanc, Luce Caponegro.

Ciao Giorgia, grazie per aver accettato il nostro invito. Iniziamo parlando del tuo personaggio principale, Anita. Il cinema italiano negli ultimi anni ha rappresentato un’immagine della donna piuttosto stereotipata. Tu sei uscita dagli schemi rappresentando una donna differente con più sfaccettature. Chi è Anita, la protagonista di Ho ucciso Napoleone?

Se tu pensi a una donna forte l’unico riferimento del genere nel cinema italiano è La ragazza con la pistola. Ci sono molti bei affreschi della femminilità però quella rappresentata è sempre una femminilità vista da un punto di vista maschile, patriarcale, per cui la donna è madre o prostituta. Quasi come se la contemporaneità della donna non venisse mai presa in considerazione in Italia. Per questo motivo ho avuto il bisogno di raccontare questo personaggio che non è assolutamente virtuoso, è pieno di difetti, sbaglia. Volevo appunto creare un personaggio che potesse essere anche antipatico. Io poi sono un’appassionata di antieroi e Anita è certamente un’antieroina, è piena di vizi, è fallimentare, ma su questi sbagli lei ricostruisce la nuova se stessa e va avanti! Quindi per me era importante, dopo Amiche da morire raccontare un nuovo personaggio femminile che però fosse diverso e avesse qualcosa in più. Questo personaggio non è solo per le donne, che credo e spero si vogliano identificare, è anche uno spaccato della donna moderna che mi piacerebbe offrire agli uomini.

Quanto di te c’è nelle protagoniste dei tuoi film?

Io come Anita, non mi butto mai giù, non mi abbatto, vado sempre avanti.

L’aspetto combattivo…

L’aspetto combattivo c’è perché se a 30 anni ho fatto due film…. Non è certamente facile, sono una combattente e vado avanti! Non è facile perché è un mondo pieno di avversità in cui si è esposti in prima persona.  Posso dire di avere questa forza d’animo che hanno le mie protagoniste. In più sono una grande fautrice dell’amicizia al femminile, della solidarietà fra donne. In tutto il mondo sono famosi i film sia di commedia che di dramma, i cosiddetti buddy movies, in cui si celebra l’amicizia esclusivamente al maschile. Perché invece non deve mai essere rappresentata l’amicizia al femminile? Sembra quasi che l’amicizia al femminile sia una cosa da poco, che esista solo quando non c’è un uomo nella vita delle donne o comunque se ne parla come di una cosa frivola. Questa cosa mi ha sempre dato fastidio. Un’altra parte che ritrovo in me di questi personaggi è la voglia di cercare sostegno fra donne. Anche in questo film, Anita che è una manager dura, trova aiuto e sostegno in un gruppo di donne totalmente diverse da lei, donne più grandi, donne diverse per cultura e stato sociale che però si uniscono perché hanno dei problemi comuni.

Com’è stato lavorare con Micaela Ramazzotti? È stato facile convincerla a interpretare un ruolo così diverso rispetto al solito?

Per la parte di Anita ho pensato sin dall’inizio a Micaela Ramazzotti, da quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura. Per me oltre ad essere una donna di grande bellezza, una bellezza molto contemporanea, è sicuramente una delle migliori interpreti del cinema italiano. Per fortuna l’ho incontrata ad un festival e le ho chiesto se le sarebbe piaciuto interpretare un personaggio molto diverso da quello che interpreta di solito (il ruolo che ha interpretato in passato di donna ingenua, donna bella ma debole). Lei si è subito innamorata del personaggio e posso dire che lavorare con Micaela è stato interessantissimo perché è riuscita a dare cuore a questo personaggio che era tutto cervello. Il personaggio si scioglie grazie a lei e riesce ad entrare in uno stato di grande emotività e empatia con il pubblico.

Ci puoi dire qualcosa sui personaggi maschili interpretati da Adriano Giannini  Libero De Rienzo? 

Anche ieri a un saluto in sala a Roma, ma come del resto in tutte le nostre anteprime, molte persone si sono spese con delle belle parole per loro. Sia Adriano Giannini che Libero De Rienzo hanno interpretato delle parti non facili e sono stati molto bravi.  Non era per nulla facile interpretare dei personaggi così dubbi, così doppi e ambigui. Questo è un film sulla vendetta al femminile ma anche un film di grandi zozzoni, tutti sono contro tutti, tutti sono fragili e disposti a fare qualsiasi cosa pur di affermare il proprio essere. Credo che sia Adriano che Libero siano riusciti molto bene a giocare sui cambiamenti di questi personaggi senza renderli delle macchiette, dando qualcosa in più a questo corrispettivo maschile che abbiamo nel film.

Com’è nata la passione per il cinema e per la regia?

Sono sempre stata una grande appassionata di cinema sin da quando ero veramente piccolissima. Mi ricordo che mio padre tornava il sabato ed io gli chiedevo se mi poteva accompagnare ad affittare le videocassette. Quando me le portava io stavo tutto il week end a vedere queste 4 o 5 cassette. Per me era una festa! Poi a 10 anni ho visto Psycho e sono rimasta così colpita che ho girato un cortometraggio con il mio cane! Il mio cane faceva tutte le parti, Baines, la donna… 

I miei genitori mi hanno molto sostenuto in questa scelta che ho fatto sin da giovane. Ho avuto la possibilità poi di vincere una borsa di studio per la Columbia University dove mi sono formata in regia e sceneggiatura. Il cinema è veramente una grande passione!

Hai un regista, una regista che consideri un modello o a cui ti ispiri?

Io amo molto i registi che sono liberi. Ultimamente chi mi colpisce e sbalordisce sempre di più, non facendo film sempre perfetti ma veramente unici, è Paul Thomas Andersson che per me rimane un mito. Anche se controverso, se non amato da tutti, lui è uno invece che si sveglia alla mattina e dice voglio fare questo e lo fa. Quest’anno poi sono stata felicemente colpita da Birdman. Per quanto riguarda le commedie guardo con interesse due autori che hanno sdoganato l’idea per cui la commedia è solamente un prodotto e non può essere anche una cosa autoriale. Uno è Jason Reitman, di cui soprattutto ho amato Young adult, un affresco meraviglioso di una donna fortemente sbagliata. E poi sono una grande appassionata dei film di Alexander Payne, soprattutto dei suoi primi lavori.

Esiste un film che guardandolo hai pensato “questo è il film che avrei voluto fare”?

Sicuramente quest’anno è stato Birdman. Mi sono proprio innamorata di questo modo molto moderno, diverso da quello che c’è stato finora proposto di fare cinema. È come se fosse un altro cinema, un’altra cosa per intensità di ritmo, per il modo di recitare. Sono rimasta veramente affascinata. Amo il regista però ecco, vedere una cosa del genere mi ha sconvolto perché allora inizio a pensare che c’è veramente la possibilità, ovviamente ai livelli dei grandi maestri, di proporre qualcosa di nuovo. Finalmente poi posso dire che stiamo riscoprendo la tragicommedia. Era stata totalmente dimenticata per 20 30 anni, invece vedo che adesso in tanti film ritorna e per me la tragicommedia è il top!

Ci daresti un parere sullo stato di salute del cinema italiano?

Vedo che ci sono tanti giovani registi che in questo momento si stanno muovendo per cercare di fare qualcosa di nuovo, ovviamente non è facile ricominciare a costruire un tipo di cinema che non sia quello che abbiamo visto fino ad adesso, ovvero, o quello degli autori, molto di nicchia, che magari dal pubblico non vengono apprezzati, il cinema del silenzio, quello magari non capito, quello solo per pochi, oppure la commedia di evasione per perdere due ore di tempo. Adesso vedo che c’è una riscoperta del genere, un modo nuovo di fare commedia che mi fa ben sperare. Mentre in passato non vedevo dei nomi interessanti, adesso vedo che ci sono delle persone che hanno una cultura cinematografica e soprattutto hanno la coscienza di capire che tipo di cinema vada fatto adesso.

Annunci

Una risposta a "Intervista esclusiva a Giorgia Farina, regista di “Ho ucciso Napoleone”"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: