Tutte le frasi e i dialoghi celebri di Sleepers

Questa sera alle 21:00 su Iris un classico degli anni ’90: Sleepers! Il film, diretto da Barry Levinson e tratto dall’omonimo romanzo di Lorenzo Carcaterra, vanta un nutrito cast di stelle del cinema.

Nell’estate del 1966 ad Hell’s Kitchen, nell’East Side di Manhattan, quattro ragazzi – Lorenzo, soprannominato Shakes, Michael, John e Tommy – compiono una bravata ai danni di un venditore greco di hot dog causando quasi la morte di un anziano all’uscita della metropolitana. Condannati a 18 mesi da scontare in riformatorio, i ragazzi subiscono atroci violenze psichiche e fisiche da parte di alcuni agenti di custodia, tra cui spiccano il sadico Nokes e Ferguson. Una partita di rugby, vinta a sorpresa dai ragazzi, causa l’inasprirsi delle violenze delle guardie e la morte del nero Rizzi, capo carismatico dei prigionieri. Un sacerdote, padre Bobby Carrillo, in visita, tenta di dare coraggio a Leonardo, che prima di uscire viene sottoposto con i suoi amici ad un ultima atroce notte di sevizie. Dopo molti anni, nel 1981, nel pub di Hell’s Kitchen, Tommy e John, divenuti gangster e killer, scoprono Nokes che sta pranzando…

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Gli eventi esterni ci interessavano poco, la società che cambiava per noi era solo una serie di immagini slegate sugli schermi televisivi. I giovani dimostranti dicevano che volevano cambiare le nostre vite e sistemare il mondo, ma mentre quelli strillavano i loro slogan, i miei amici e io assistevamo ai funerali dei giovani che tornavano dal Vietnam dentro un sacco di plastica. Guardavamo con scetticismo le facce in televisione, facce di gente protetta dal denaro e dalla posizione sociale. L’invadente armata delle femministe marciava attraverso il paese pretendendo l’eguaglianza, ma le nostre madri continuavano a cucinare e a far bucati per uomini che le maltrattavano. Per i miei amici e per me quelli sviluppi non avevano alcun peso, per quello che ci rigurdava potevano succedere in un altro paese, in un altro secolo. (Lorenzo Carcaterra)

Un certo numero di detenuti, anche se si comportavano da duri durante la giornata, spesso si addormentavano piangendo, la sera. C’erano anche altri pianti e diversi da quelli indotti dalla paura e dalla solitudine. Erano più bassi e soffocati: la voce dell’angoscia. Pianti che possono cambiare il corso di una vita. Pianti che una volta sentiti non li cancelli più dalla memoria. (Lorenzo Carcaterra)

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Possiamo solo tenercelo dentro, parlarne la renderebbe più dura, tanto vale non parlarne più. La verità ci resta dentro. (Michael Sullivan)

La vita è rischio. (King Benny)

Dovete coltivarla la cattiveria e costruirci una vita sopra. (Jerry)

Lorenzo Carcaterra: I preti non dovrebbero giurare.
Padre Bobby: E i ragazzi non dovrebbero ascoltare le confessioni.

[Mentre John Reilly era in ospedale per un polmone perforato da un fidanzato della madre]
Aggressore di John Reilly: Senta, gli ho dato una sberla, una cosa da niente.
Padre Bobby: La prossima volta ti batti con me. Io non sono della tua categoria ma peso un po’ più di quaranta chili. E non ti servirà il dottore quando avrò finito, ti ci vorrà il prete per darti l’estrema unzione. Ci vediamo in chiesa.

Lorenzo Carcaterra: Potrei scappare, potremmo scappare tutti. Scomparire per un po’. Nessuno verrebbe a cercarci, nessuno si interesserebbe di noi, ne di dove andiamo.
Padre Bobby: Se scappi adesso scapperai fino alla morte. Nascondersi non cancella la colpa, la gente non se la scorda, devi affrontare la realtà.

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[Trovandosi davanti a Sean Nokes] Tommy Marcano: Certo che è incredibile.
John Reilly: Salve, ne è passato di tempo.
Sean Nokes: Ma chi cazzo siete? [John e Tommy si siedono] Ehi! Chi cazzo vi ha detto di sedervi?
Tommy Marcano: Credevo che fossi contento di vederci, ma devo essermi sbagliato.
John Reilly: Be’, io credevo che avresti fatto più carriera. Eh sì, con tutto il tempo che c’hai perso; finire a far la guardia ai soldi degli altri, mi sembra uno spreco.
Sean Nokes: Ve lo chiedo per l’ultima volta, si può sapere che cosa volete?
John Reilly: Pensaci con calma, vedrai che ti viene in mente… Posso capirlo che c’ha dimenticato.
Tommy Marcano: Eh già.
John Reilly: In fondo eravamo giocattoli coi quali vi divertivate.
Tommy Marcano: Per noi è più difficile dimenticare. C’hai lasciato tante di quelle cose da ricordare.
John Reilly: Tu non ci metti a fuoco, vero? Allora ti aiuto io. Tu hai davanti John Reilly e Tommy Marcano.
Sean Nokes [confuso]: …Ah, già… Sì. Sì, è vero… È stato tanto tempo fa… Come ve la passate?
John Reilly: Be’, non siamo più ragazzini.
Sean Nokes: Sì, che cosa volete?
John Reilly [tirando fuori la pistola]: Quello che ho sempre sognato: vederti crepare.
Tommy Marcano: ..Ah, tu hai ordinato il polpettone. La punta di petto è molto buona qui, peccato che tu non l’assaggerai mai; ti sei fregato.
Sean Nokes [divertito]: …Eravate dei stronzetti spaventati. Tutti e due. Tutti quanti voi. Ve la facevate sotto, ma io..vi ho fatto diventare dei duri. Cercavo di indurirvi…
Tommy Marcano: E invece pensa come ti avevamo frainteso! Noi invece credevamo che ti piacesse violentare e picchiare i ragazzini!!
Sean Nokes [Ultime parole]: Voi, figli di puttana, brucerete all’Inferno! Voi brucerete all’Inferno…
John Reilly: Sì, ma dopo di te. [gli spara al pene]
Tommy Marcano: T’ha fatto la bua, Nokes? [Marcano e Reilly continuano a sparargli finché non lo uccidono]

[Al ristorante di King Benny]
King Benny: Tu conosci la strega?
Lorenzo Carcaterra: Be’, difficile che sfugga una con quattro verruche e un occhio solo.
King Benny: Le servono le teste. [Incartando delle teste di pesce] Salvatore! Porta questo alla strega. [Consegnando a Salvatore le teste incartate]
Lorenzo Carcaterra: Scusa, perché le servono le teste?
King Benny: Lei prende gli occhi.
Lorenzo Carcaterra: Ah… fantastico.
King Benny: Li mette in una scodella e li mischia con acqua e olio.
Lorenzo Carcaterra: E poi?
King Benny: La gente che ha malditesta va da lei. Lei li guarda negli occhi e gli dice “chi glielo manda il malditesta”. Dice qualche strana parola e il malditesta se ne va. Ogni tanto la persona che manda il malditesta, se ne va anche lei.

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