Intervista esclusiva a Rossella Brescia che ci racconta il suo debutto cinematografico nel film internazionale Lemon Grove

Rossella Brescia, ballerina e conduttrice televisiva e radiofonica, debutta al cinema con un ruolo da protagonista nella commedia The Lemon Grove di Dale Hildebrand. Il film, prodotto dalla canadese Planet Earth, ha come interpreti anche Burt Young (celebre per il ruolo di Paulie Pennino interpretato in tutta la serie Rocky), Nick Mancuso, Charly Chiarelli. Le riprese, effettuate tra il Canada e la Sicilia, sono recentemente volte al termine. La storia racconta di Calogero che viaggia nella sua terra per spargere le ceneri del padre in un giardino di limoni. Durante quest’avventura, che si rivelerà spericolata, il protagonista si imbatterà nella famosa attrice per cui ha sempre avuto una cotta, Maria Miosogno, l’esordiente Rossella Brescia.

Ciao Rossella, grazie per aver accettato il nostro invito. Il tuo esordio al cinema è arrivato in una produzione internazionale. Ci puoi parlare di come hai vissuto il tuo rapporto con il regista Dale Hildebrand e il cast?

Sono stati tutti meravigliosi! Nonostante ci fosse comunque la difficoltà della lingua (il cast e lo staff era quasi interamente canadese), mi sono trovata subito a mio agio. Ho dovuto recitare in inglese però questa doppia sfida mi è piaciuta moltissimo. E’ stata un’esperienza che ho voluto fortemente e in cui ho creduto fin dall’inizio. Ho fatto diversi provini ovviamente per ottenere la parte e con il regista e il resto del cast si è subito creato un bel rapporto. Devo dire che il calore dei canadesi, ma anche dei siciliani (il film è stato girato a Siracusa), è stato fondamentale, soprattutto per darmi questa energia per cominciare e portare avanti questa sfida!

rossella brescia lemon grove 3

Quanto ti è servita nel tuo debutto cinematografico la tua esperienza nel teatro? 

Moltissimo, perché devi considerare che quando un ballerino danza deve interpretare un personaggio. Ultimamente sono stata la Gradisca di Fellini o la Carmen di Bizet. In quelle esperienze teatrali devi far capire un’intera storia senza parole, interpretare, diventare un’altra persona. Proprio per questo motivo ho sempre studiato recitazione. Penso infatti che una prima ballerina, una danzatrice, deve essere prima di tutto una grande attrice.

Che differenze hai riscontrato fra il mondo del teatro e del cinema?

In teatro, soprattutto nella danza, c’è tanta pantomima. Nel cinema invece per assurdo quasi non devi recitare.

Nel film interpreti Maria Miosogno, una famosissima attrice. Che tipo di donna è? C’è qualcosa di te nel personaggio?

In realtà nel personaggio non c’è nulla di me, pochissimo! E’ stato comunque molto divertente interpretare questo ruolo. Nella parte iniziale del film interpreto una diva inarrivabile come può essere Sophia Loren. E’ chiaro che per interpretare una diva di questo genere devi diventare completamente un’altra persona. E’ stato bello comunque far scoprire nel film che anche le dive che possono sembrare più distanti dalla gente comune hanno un’anima e sono delle persone normalissime! Nel film questo risulta evidente. Se nella parte iniziale sembro essere una diva anni ’50 inarrivabile nello sviluppo della narrazione si può vedere il personaggio nel vissuto quotidiano, nella sua parte più vera.

rossella brescia lemon grove Per interpretare il ruolo di questa diva ti sei ispirata alle classiche dive del nostro cinema come Sophia Loren e Gina Lollobrigida?

Non posso dire di essermi propriamente ispirata a queste dive. E’ chiaro che comunque sono persone che hanno fatto la storia del cinema e non solo. Sono quasi intoccabili. E’ stato comunque molto bello studiare personaggi come la Loren e la Lollobrigida che hanno fatto  la storia dell’Italia.

Esiste a tuo avviso in Italia un pregiudizio del mondo del cinema nei confronti di chi come te ha fatto per anni parte del mondo della televisione?

In parte può esserci stato. L’ho dichiarato recentemente in un’altra intervista. Però ci sono molto registi intelligenti come ad esempio Ozpetech – che a proposito di queste recenti dichiarazioni mi ha ringraziato attraverso un tweet – che se hanno necessità di un attore per una parte, al di là del fatto che abbia avuto un passato in televisione o meno valutano la bravura e la validità della persona nel provino. https://twitter.com/FerzanOzpetek/status/598747316091236352

Negli ultimi anni è successo sempre più frequentemente, anche con registi come Pupi Avati…

Certo lo stesso Pupi Avati. Se pensiamo al modello americano gli artisti sanno recitare, ma sanno anche ballare! Una grande come Catherine Zeta-Jones era una ballerina! In Italia forse bisogna ancora superare questa distinzione così netta fra il mondo dello spettacolo e quello del cinema.

Vorremmo sapere qualcosa di più suoi tuoi gusti a proposito di cinema. Un film che hai visto ultimamente e che ti ha colpito particolarmente?

Ultimamente ho visto Mia Madre e mi è piaciuto moltissimo! John Turturro è un mito!

Il ballo di Turturro è già un cult…

Che meraviglia! Un artista completo. Turturro sa ballare…ed è un grandissimo attore! E tornando al film, posso dire che mi ha colpito veramente, un film molto toccante e profondo. rossella brescia lemon grove 2 Progetti per il futuro nel mondo del cinema?

Adesso ho appena terminato questa esperienza e vedremo più avanti. Mi avvicino ogni volta con grande umiltà a questo lavoro. L’importante è che sia un personaggio che mi interessi. Ho anche detto dei no, non si deve fare cinema a tutti costi. In questo momento ho tanti progetti belli per il teatro che sto valutando, vedremo se si muoverà qualcosa nel cinema perchè no!

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Intervista esclusiva a Giorgia Farina, regista di “Ho ucciso Napoleone”

È un onore ospitare sul nostro blog Giorgia Farina. La regista di Amiche da morire torna nelle sale cinematografiche con Ho ucciso Napoleone.

Il film racconta la storia di Anita, single e brillante manager in carriera, la cui vita nel giro di un giorno viene stravolta dagli eventi. Licenziata in tronco e incinta del suo capo, Anita medita un piano di vendetta raffinata e senza scrupoli.

Ho ucciso Napoleone è stato scritto a quattro mani da Giorgia Farina e Federica Pontremoli e può vantare un grande cast composto da Micaela Ramazzotti, Libero De Rienzo, Adriano Giannini, Elena Sofia Ricci, Iaia Forte, Thony, Monica Nappo, Bebo Storti, Pamela Villoresi, Tommaso Ragno, Erika Blanc, Luce Caponegro.

Ciao Giorgia, grazie per aver accettato il nostro invito. Iniziamo parlando del tuo personaggio principale, Anita. Il cinema italiano negli ultimi anni ha rappresentato un’immagine della donna piuttosto stereotipata. Tu sei uscita dagli schemi rappresentando una donna differente con più sfaccettature. Chi è Anita, la protagonista di Ho ucciso Napoleone?

Se tu pensi a una donna forte l’unico riferimento del genere nel cinema italiano è La ragazza con la pistola. Ci sono molti bei affreschi della femminilità però quella rappresentata è sempre una femminilità vista da un punto di vista maschile, patriarcale, per cui la donna è madre o prostituta. Quasi come se la contemporaneità della donna non venisse mai presa in considerazione in Italia. Per questo motivo ho avuto il bisogno di raccontare questo personaggio che non è assolutamente virtuoso, è pieno di difetti, sbaglia. Volevo appunto creare un personaggio che potesse essere anche antipatico. Io poi sono un’appassionata di antieroi e Anita è certamente un’antieroina, è piena di vizi, è fallimentare, ma su questi sbagli lei ricostruisce la nuova se stessa e va avanti! Quindi per me era importante, dopo Amiche da morire raccontare un nuovo personaggio femminile che però fosse diverso e avesse qualcosa in più. Questo personaggio non è solo per le donne, che credo e spero si vogliano identificare, è anche uno spaccato della donna moderna che mi piacerebbe offrire agli uomini.

Quanto di te c’è nelle protagoniste dei tuoi film?

Io come Anita, non mi butto mai giù, non mi abbatto, vado sempre avanti.

L’aspetto combattivo…

L’aspetto combattivo c’è perché se a 30 anni ho fatto due film…. Non è certamente facile, sono una combattente e vado avanti! Non è facile perché è un mondo pieno di avversità in cui si è esposti in prima persona.  Posso dire di avere questa forza d’animo che hanno le mie protagoniste. In più sono una grande fautrice dell’amicizia al femminile, della solidarietà fra donne. In tutto il mondo sono famosi i film sia di commedia che di dramma, i cosiddetti buddy movies, in cui si celebra l’amicizia esclusivamente al maschile. Perché invece non deve mai essere rappresentata l’amicizia al femminile? Sembra quasi che l’amicizia al femminile sia una cosa da poco, che esista solo quando non c’è un uomo nella vita delle donne o comunque se ne parla come di una cosa frivola. Questa cosa mi ha sempre dato fastidio. Un’altra parte che ritrovo in me di questi personaggi è la voglia di cercare sostegno fra donne. Anche in questo film, Anita che è una manager dura, trova aiuto e sostegno in un gruppo di donne totalmente diverse da lei, donne più grandi, donne diverse per cultura e stato sociale che però si uniscono perché hanno dei problemi comuni.

Com’è stato lavorare con Micaela Ramazzotti? È stato facile convincerla a interpretare un ruolo così diverso rispetto al solito?

Per la parte di Anita ho pensato sin dall’inizio a Micaela Ramazzotti, da quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura. Per me oltre ad essere una donna di grande bellezza, una bellezza molto contemporanea, è sicuramente una delle migliori interpreti del cinema italiano. Per fortuna l’ho incontrata ad un festival e le ho chiesto se le sarebbe piaciuto interpretare un personaggio molto diverso da quello che interpreta di solito (il ruolo che ha interpretato in passato di donna ingenua, donna bella ma debole). Lei si è subito innamorata del personaggio e posso dire che lavorare con Micaela è stato interessantissimo perché è riuscita a dare cuore a questo personaggio che era tutto cervello. Il personaggio si scioglie grazie a lei e riesce ad entrare in uno stato di grande emotività e empatia con il pubblico.

Ci puoi dire qualcosa sui personaggi maschili interpretati da Adriano Giannini  Libero De Rienzo? 

Anche ieri a un saluto in sala a Roma, ma come del resto in tutte le nostre anteprime, molte persone si sono spese con delle belle parole per loro. Sia Adriano Giannini che Libero De Rienzo hanno interpretato delle parti non facili e sono stati molto bravi.  Non era per nulla facile interpretare dei personaggi così dubbi, così doppi e ambigui. Questo è un film sulla vendetta al femminile ma anche un film di grandi zozzoni, tutti sono contro tutti, tutti sono fragili e disposti a fare qualsiasi cosa pur di affermare il proprio essere. Credo che sia Adriano che Libero siano riusciti molto bene a giocare sui cambiamenti di questi personaggi senza renderli delle macchiette, dando qualcosa in più a questo corrispettivo maschile che abbiamo nel film.

Com’è nata la passione per il cinema e per la regia?

Sono sempre stata una grande appassionata di cinema sin da quando ero veramente piccolissima. Mi ricordo che mio padre tornava il sabato ed io gli chiedevo se mi poteva accompagnare ad affittare le videocassette. Quando me le portava io stavo tutto il week end a vedere queste 4 o 5 cassette. Per me era una festa! Poi a 10 anni ho visto Psycho e sono rimasta così colpita che ho girato un cortometraggio con il mio cane! Il mio cane faceva tutte le parti, Baines, la donna… 

I miei genitori mi hanno molto sostenuto in questa scelta che ho fatto sin da giovane. Ho avuto la possibilità poi di vincere una borsa di studio per la Columbia University dove mi sono formata in regia e sceneggiatura. Il cinema è veramente una grande passione!

Hai un regista, una regista che consideri un modello o a cui ti ispiri?

Io amo molto i registi che sono liberi. Ultimamente chi mi colpisce e sbalordisce sempre di più, non facendo film sempre perfetti ma veramente unici, è Paul Thomas Andersson che per me rimane un mito. Anche se controverso, se non amato da tutti, lui è uno invece che si sveglia alla mattina e dice voglio fare questo e lo fa. Quest’anno poi sono stata felicemente colpita da Birdman. Per quanto riguarda le commedie guardo con interesse due autori che hanno sdoganato l’idea per cui la commedia è solamente un prodotto e non può essere anche una cosa autoriale. Uno è Jason Reitman, di cui soprattutto ho amato Young adult, un affresco meraviglioso di una donna fortemente sbagliata. E poi sono una grande appassionata dei film di Alexander Payne, soprattutto dei suoi primi lavori.

Esiste un film che guardandolo hai pensato “questo è il film che avrei voluto fare”?

Sicuramente quest’anno è stato Birdman. Mi sono proprio innamorata di questo modo molto moderno, diverso da quello che c’è stato finora proposto di fare cinema. È come se fosse un altro cinema, un’altra cosa per intensità di ritmo, per il modo di recitare. Sono rimasta veramente affascinata. Amo il regista però ecco, vedere una cosa del genere mi ha sconvolto perché allora inizio a pensare che c’è veramente la possibilità, ovviamente ai livelli dei grandi maestri, di proporre qualcosa di nuovo. Finalmente poi posso dire che stiamo riscoprendo la tragicommedia. Era stata totalmente dimenticata per 20 30 anni, invece vedo che adesso in tanti film ritorna e per me la tragicommedia è il top!

Ci daresti un parere sullo stato di salute del cinema italiano?

Vedo che ci sono tanti giovani registi che in questo momento si stanno muovendo per cercare di fare qualcosa di nuovo, ovviamente non è facile ricominciare a costruire un tipo di cinema che non sia quello che abbiamo visto fino ad adesso, ovvero, o quello degli autori, molto di nicchia, che magari dal pubblico non vengono apprezzati, il cinema del silenzio, quello magari non capito, quello solo per pochi, oppure la commedia di evasione per perdere due ore di tempo. Adesso vedo che c’è una riscoperta del genere, un modo nuovo di fare commedia che mi fa ben sperare. Mentre in passato non vedevo dei nomi interessanti, adesso vedo che ci sono delle persone che hanno una cultura cinematografica e soprattutto hanno la coscienza di capire che tipo di cinema vada fatto adesso.

Intervista esclusiva al regista Saverio Di Biagio

È un onore ospitare sul nostro blog il regista Saverio Di Biagio, che ha recentemente concluso le riprese del suo ultimo lavoro La ragazza dei miei sogni.
Il film, girato interamente in Puglia, è tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Dimitri, autore che negli ultimi anni ha ottenuto grande attenzione da parte della critica e dei lettori del genere urban fantasy. La ragazza dei miei sogni è prodotto da Draka Production. Nel cast Primo Reggiani, Nicolas Vaporidis, Miriam Giovannelli, Remo Girone, Chiara Gensini, Marco Rossetti e Nicola Nocella.

Ciao Saverio, grazie per aver accettato il nostro invito. Le riprese del tuo ultimo lavoro si sono concluse la scorsa settimana. Ci racconti com’è andata questa esperienza?

È andata bene, anzi benissimo! Sono stato coadiuvato da una troupe splendida che ha dato il 200%. Francesco Di Giacomo si conferma un direttore della fotografia speciale, a lui si sono aggiunti altri validi collaboratori e tra questi voglio citare Katia Dottori, una delle migliori costumiste che mi è mai capitato di conoscere in 20 anni di lavoro.

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Backstage La ragazza dei miei sogni – Foto di Ilaria Rucco – http://www.ilariarucco.com

La ragazza dei miei sogni è stato girato interamente in Puglia. Com’è stato lavorare in questa terra?

Il film è ambientato a Bari, con qualche ripresa fatta nei dintorni. È il quarto film che faccio in Puglia e devo dire che va sempre meglio!

Quando uscirà nelle sale il film?

Non so quando uscirà il film. Spero di conquistare la fiducia di qualche solido distributore perché è quello che ci vuole per questo film, per il suo successo in sala!

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Backstage La ragazza dei miei sogni – Foto di Ilaria Rucco – http://www.ilariarucco.com

Com’è nata la passione per il cinema e la regia?

La passione per il cinema e per lo spettacolo in generale è nata nel 1995, anno in cui ho iniziato a lavorare in questo mondo. Ho attraversato per venti lunghi anni queste strade e sto ancora su questo sentiero, non ho intenzione di “ritrovare” la strada perché questo mondo, al quale mi ha avvicinato l’ormai scomparso Gianfranco Mingozzi, mi ha salvato la vita. Senza il cinema sicuramente adesso non me la vedrei bene.

Backstage La ragazza dei miei sogni - Foto di Ilaria Rucco - www.ilariarucco.com
Backstage La ragazza dei miei sogni – Foto di Ilaria Rucco – http://www.ilariarucco.com

Hai un regista a cui ti ispiri o che consideri un modello?

Adoro Robert Guédiguian che ho avuto la fortuna di conoscere da poco e al quale ho dedicato il mio primo film. È una persona splendida e un intellettuale di prima grandezza. Dopo aver visto Qualche nuvola mi ha scritto una bellissima mail. Ho pensato che avrei potuto anche smettere, poi però sono andato avanti, ne sarà contento. Spero di bere e brindare ancora con lui e con sua moglie.

Progetti per il futuro? Hai un nuovo film in cantiere?

Il film che sicuramente dirigerò si intitola “il sole tutto l’anno”, è ambientato in Etiopia e c’è un buon interesse nei confronti di questo progetto. Non vedo l’ora!

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Backstage La ragazza dei miei sogni – Foto di Ilaria Rucco – http://www.ilariarucco.com

Ci daresti un parere sullo stato di salute del cinema italiano?

Il cinema italiano è un miracolo. Un’industria senza soldi che non ha budget nemmeno per la minuteria ma che malgrado tutto continua a seminare bene in tutto il mondo. Sono fiero di essere un piccolo ingranaggio di questo vecchio treno a vapore.

Attendiamo allora l’uscita nelle sale de La ragazza dei miei sogni e ringraziamo Ilaria Rucco per le fotografie dal backstage.

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